Animals mostra i Pink Floyd in un modo molto più aggressivo rispetto a come eravamo soliti classificarli. Di particolare rilievo sono le linee di basso, più lavorate ed interessanti di quanto non lo fossero nei precedenti album (a riprova di quanto scrivo ascoltate la chiusura di "Pig") - le malelingue sostengono che Gilmour ne abbia registrate la maggior parte al posto di Waters.
Nonostante da quel momento in poi la band fu rappresentata sempre più da Waters, anche il tastierista Wright diede, seppur sottili, importanti contributi alla registrazione (specialmente in "Sheep") e ovviamente la chitarra di Gilmour ha lasciato assoli di tutto rispetto (vedi "Dogs").
La critica musicale a proposito di quest'album generalmente si accanisce sul concept, definendolo forse un po' troppo ovvio (soprattutto se comparato ad altri lavori dei Pink Floyd) e sviluppato non a fondo, rendendolo nel complesso in qualche modo a sé stante. Oltre a ciò, le tre canzoni nel mezzo dell'album possono sembrare eccessivamente lunghe ad alcuni, quasi trascinate.
Tuttavia la critica non rispecchia la mia opinione: il concept non è così dominante da rovinare la musica e le canzoni stesse sono piene di buoni spunti che compensano eventuali carenze.
Anche se non considerato un dei classici firmati Pink Floyd, Animals rimane uno dei miei album preferiti, e il suo suono in qualche modo poco convenzionale mi fa immaginare che gli amanti del prog potranno trovarla una delle più gradevoli incisioni di Waters e compagni.




